GIANICOLENSE-APRILE 2019

La zona urbana del Suburbio VIII Gianicolense comprende la centrale Via di Bravetta, dalla quale deriva il nome di uno dei quindici forti difensivi romani fatti costruire da Vittorio Emanuele II dopo l’unificazione d’Italia, Forte Bravetta, oggi inserito nella riserva naturale della Valle dei Casali, ameno spazio verde che condivide con altri edifici d’interesse storico come il Casal Ninfeo, la Chiesa di Santa Chiara e la Villa di York. Ed è di quest’ultima presenza, legata alla Reale Casata inglese di York, che mi occupo oggi. L’ultimo residente della villa, come si evince dal suo nome, fu il Duca di York Enrico Benedetto Stuart, nato a Roma il 6 Marzo 1725.  Sì, il Duca di York era proprio “romano”  e questo curioso dato mi sollecita a scrivere su questa personalità. Vediamo di chi si tratta : Cardinale diacono e presbitero di Santa Maria in Portico, Arciprete della Basilica di S. Pietro, Presidente della Fabbrica di S. Pietro, Cardinale presbitero dei Santi XII Apostoli, Camerlengo del Collegio Cardinalizio, Arcivescovo titolare di Corinto, Cardinale presbitero di Santa Maria in Trastevere, Cardinale di Frascati, Vice Cancelliere di Santa Romana Chiesa, Governatore di Velletri e, “last but not least”, pretendente al trono d’Inghilterra, Scozia e Irlanda.

Mi scuso per avere omesso qualche titolo, ma l’elenco riportato è sufficiente per farmi legittimamente credere che il “romano” Duca-Cardinale possedesse il dono dell’ubiquità e ciò che desidero ora approfondire non è il tema del soprannaturale, bensì dell’attuale dolorosa “separazione non consensuale” tra europei e cercarne, a mezzo del nostro Duca-Cardinale Enrico, le radici. Per rintracciarle debbo trasbordarmi idealmente nell’isola d’oltremanica di qualche secolo fa, alla fine della lunga guerra chiamata “Delle due Rose” che vide l’ascesa al trono di un ramo dei vincitori Lancaster, quella dei Tudor che, con il re Enrico VIII , come ricorda Shakespeare, aprì la crisi con la Chiesa Cattolica Romana.

Enrico VIII Tudor convogliò a nozze diverse volte e tutte in contrasto con le decisioni ecclesiastiche, ciò aprì una frattura insanabile con la Chiesa di Roma che si trascinò con i suoi successori. Alla sua morte salì al trono inglese il suo unico figlio maschio, Edoardo VI, avuto dalla sua terza moglie Jane Seymour. Incoronato all’età di dieci anni, egli non governò mai, in quanto morì all’età di sedici con la reggenza del regno sempre in pugno dello zio, Edward Seymour. Questi diede la svolta Protestante alla Corona facendo pubblicare il “Book of Common Prayer”, testo base della nascente Chiesa Anglicana con il quale staccava il Regno inglese dalla Chiesa Cattolica Romana. Alla morte del giovanissimo re, vi fu l’avvento della sorellastra Maria Tudor detta la “Sanguinaria”, figlia di Caterina d’Aragona. Ella governò per cinque anni ed alla sua morte le succedette l’altra sorellastra, quella Elisabetta I d’Inghilterra che segnerà un’era di progresso detta “elisabettiana”. Non fu, però, mai riconosciuta universalmente come legittima erede al trono inglese perché figlia di Anna Bolena, seconda moglie non ufficializzata di Enrico VIII. Si incendiò allora la già cruenta battaglia interna estendendosi all’intera Europa. In campo vi erano le forze che sostenevano l’ascesa al trono della cattolica cugina Maria Stuart (italianizzata “Stuarda”) consacrata “per diritto divino” a Regina di Scozia. Elisabetta I, presi i pieni poteri regali, intese cautelarsi dagli attacchi del partito cattolico di sua cugina Maria Stuart e così la segregò per quasi vent’anni, sino al 1587, quando la fece processare per attentato alla sua persona e, condannata a morte, venne esecutata l’otto febbraio. Per la prima volta una regnante consacrata da Dio veniva giustiziata. Elisabetta I (che non ebbe figli) morì nel 1603, e così l’unico figlio della esecutata Maria Stuart, Giacomo I , ottenne il trono. 

Stuart, osteggiato dal Parlamento per il fatto che sposò la cattolica Enrichetta di Francia e per essersi circondato di personalità filo cattoliche, come l’arcivescovo di Canterbury William Laud .  Fu anche il primo monarca europeo (un altro record della famiglia) che venne giudicato e condannato a morte  (come la nonna) da un regolare tribunale il 30 Gennaio del 1649. Con la decapitazione di Carlo I Stuart, la monarchia fu abolita ed il potere fu preso dal Parlamento con Oliver Cromwell eletto Lord Protettore.  Alla sua morte, dopo le consuete sanguinose battaglie, fu restaurata la monarchia con il naturale erede Carlo II  Stuart, il quale, nel 1679  abolì il Parlamento e governò in modo assolutistico sino alla morte avvenuta nel 1685. La guerra interna tra la monarchia degli Stuart sostenuti dalla Chiesa cattolica ed i parlamentaristi filo protestanti, seguì con la nomina di Giacomo II detto il cattolico (figlio di Carlo II Stuart)  il quale governò dal 1685 al 1688 , anno in cui venne esiliato dopo l’onda rivoluzionaria conosciuta come la “Gloriosa Rivoluzione”. Mentre tutta la famiglia reale si acquartierava nel Continente, la figlia maggiore, Maria II Stuart coniugata a Guglielmo III d’Orange, entrambi protestanti e sostenuti dal Parlamento, divennero i nuovi sovrani inglesi, titolo certificato con l’approvazione di due fondamentali leggi : la “Bill of Right” del 1689 che sancì la prima forma monarchica-parlamentare in Europa (un altro record) e poi, nel 1701 con l’Act of Settlement si esclusero definitivamente i cattolici dal trono britannico.  Nel mentre, Giacomo II Stuart venne definitivamente sconfitto nella battaglia di Boyne in Irlanda ed, esiliato in Francia, lì morì.

Nel generale confronto armato, arrivò al trono d’Inghilterra la casata tedesca degli Hannover con Giorgio I.  Ma il confronto tra le due opposte Chiese continuò, il giovane figlio Giacomo III Stuart sempre in esilio, venne riconosciuto dallo Stato francese di Luigi XIV e dallo Stato Pontificio, come il legittimo regnante inglese ma, dopo la morte di Luigi XIV , si stipulò un accordo tra i Governi inglese e francese col quale Giacomo III  venne recluso nel Ducato di Lorena.  In seguito il giovane ingombrante pretendente inglese venne trasferito nello Stato Pontificio arrivando così a Roma, dove trovò ospitalità prima col papa Clemente XI , poi dal papa Innocenzo XII , il quale benedì le sue nozze con la cattolica nipote del re di Polonia Maria Clementina Sobieska, dalla loro unione nacquero Carlo Edoardo ed il nostro Enrico Benedetto Stuart. Ed eccoci al punto di partenza, con il papa Benedetto XIV che conferì la porpora al ventenne Enrico Benedetto indirizzandolo alla carriera che lo portò a divenire l’eminente esponente del Clero cattolico sopra descritto. I titoli cardinalizi non lo distolsero comunque dall’inseguire, inutilmente, il trono inglese sino alla sua morte avvenuta nel 1807. Dunque, tramite un vecchio, decadente nobile edificio ubicato in un lontano quartiere romano, ho potuto ricostruire la sotterranea guerra religiosa tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa protestante inglese che si consumò  per tre secoli e che portò distinte riflessioni nelle genti europee. È chiaro ch’è in questo secolare confronto che si fondano le radici dell’attuale separazione dell’isola dal Continente. Propongo, dunque, che si chiuda definitivamente la questione tra Chiese facendo alternare al Trono ed al Soglio, un Regnante cattolico ed un Papa protestante. L’alternativa è dover rinunciare ai cari, vecchi stereotipi anglosassoni fatti di Gentleman in bombetta, di strade e piazze londinesi affollate di multietniche genti, di Wight, l’isola del libero amore, del discreto fascino di Buckingham Palace che ci accompagnano da almeno un secolo. Intere generazioni sono cresciute nel mito anglosassone, nel desiderio di condividerne la universale chiave comunicativa appresa dai testi e dalla musica dei Beatles, Rollig Stones o Oasis e Blur, i quali trasmisero gran parte del codice genetico anglosassone alla popolazione mondiale. Ora che ineluttabilmente scivolo in uno sdrucciolevole romanticismo, lancio l’accorato appello, fermate la BREXIT, o essa ci renderà orfani di sì tale insostituibile immaginario e, come italiano, il timore è di vedermi condannato ad un isolato mesto futuro, quello di dover ascoltare, ahimè, “ab aeterno”, Romina ed Albano.

 

Autore Iorise Agostinelli ultimo libro pubblicato: “S.P.Q.R.”, acquistabile sui siti Ibs libri, Amazon libri e lafeltrinelli