OSTIA LEVANTE - DICEMBRE 2014

Ostia Lido, quartiere-città dislocato all’estremo Nord-Est del territorio romano delimitato dal mar Tirreno, centro di infiniti interessi ideali, ideologici e speculativi è, con i suoi novantamila abitanti, la seconda frazione più estesa d’Italia dopo quella di Mestre. La sua è una recente storia, iniziata alla fine degli anni ‘800 con la bonifica del territorio affidata all’opera sapiente dei braccianti Ravennati (primi lavoratori consorziati italiani) voluta dal neo Governo liberale italiano guidato dall’allora Primo Ministro Depretis al fine di consentire lo sviluppo della nuova capitale del Regno d’Italia. La cittadina ha visto in breve tempo uno sviluppo tumultuoso segnato da profonde e sostanziali trasformazioni del proprio territorio dovute alla fluttuante (è proprio il caso di dirlo in questo contesto marittimo) azione politica che vi si è succeduta. Seguendo le tappe del suo sviluppo viene sfatata la leggenda metropolitana che vuole il quartiere espressione dell’attività politica del Fascismo; è sufficiente riportare alcune determinanti date che sancirono la nascita e lo sviluppo del territorio perché la leggenda svanisca: nel 1908 furono ultimati i lavori di bonifica, nel 1911 venne attivato il trasporto pubblico che dal Teatro di Marcello portava i romani al mare, nel 1915 furono attivati i lavori per il lungomare (l’attuale Lungomare Toscanelli), nel 1916 venne istituito il P.R.G. che definì Ostia Lido stazione balneare, nel 1918 iniziarono i lavori della ferrovia Roma-Ostia Lido, nel 1922 fu portata l’acqua corrente ai 120 residenti, dopo di ciò l’urbanizzazione verrà continuata dal Governo Fascista ma l’opera urbanistica del territorio sarà poi ampiamente abbattuta dal livore della rappresaglia Nazista. 

Camminando oggi per le affollate ed ampie vie del quartiere di Ostia Levante che si intersecano ortogonalmente, si notano facilmente i molteplici segni che ricordano la sua nascita e sviluppo, si incontrano nomi emblematici come quello dei Ravennati e dei Romagnoli, strutture architettoniche di stampo Razionalista come quello del palazzo del Pappagallo e quello del Collegio Nautico IV Novembre, o edifici in stile tardo Barocchetto come il Villino Moretti ed il Palazzo del Governatorato su piazza della Stazione Vecchia realizzato dall’architetto Vincenzo Fasolo. 

Con lo sviluppo impetuoso degli anni ’60, poi, si costruì una urbanistica popolare fatto di grandi agglomerati abitativi, ma non fu depressa la naturale esigenza di vivere la ininterrotta costa Tirrenica e, oggi come allora, si trova sollievo alla calura estiva nei suoi numerosi stabilimenti balneari dai nomi evocativi, come quello del Kursaal che diede fama al litorale con la sua ineguagliata piscina olimpionica sulla quale si erge il bel trampolino di dieci metri, talmente elevato da richiamare alla fine degli anni ’60 la mai dimenticata “Nannarella”, vivida immagine della romanità, a girare qui il suo gaudente film “L’automobile”. Quanto brevemente trattato narra chiaramente le vicissitudini che questo quartiere ha attraversato nella sua breve ma intensa vita, simili, pur se limitatamente al suo ristretto ambito territoriale, a quelle accadute alla stessa città di Roma, alla quale resta legato in modo inscindibile. Lembi di vita contraddistinti da luci ed alcune ombre ma, tra le luci che da questo territorio si levano per illuminare di persistente chiarore l’intero circondario, vi è una struttura, di non particolare valore architettonico ma di assoluto significato sociale (a me particolarmente cara) conosciuta con il nome di “Stadio della Stella Polare” o Stadio P. Giannattasio, alla quale intendo dedicare questo primo intervento sulla descrizione storica del territorio. È questo uno stadio sportivo polifunzionale realizzato negli anni ’60 con una splendida pista di atletica a sei corsie che cinge il verde manto di un campo di calcio di dimensioni regolamentari. Situato nella parte del quartiere più aderente alla pineta di Castel Fusano, polo attrattivo dell’intera cittadinanza, delimitata dalla larghezza del Canale dei Pescatori, unico tratto liquido che interrompe la continuità dei bellissimi pini marittimi, come quelli del Parco X Giugno che cingono l’impianto sportivo. 

Trattare dello Stadio rappresenta una precisa scelta che opero in quanto questa polivalente struttura sportiva ha nel tempo svolto, e ancora più che mai oggi svolge, un ruolo di costante aggregazione sociale, di stimolo e crescita delle generazioni di abitanti e cittadini che si sono succedute e si susseguono sul territorio, permettendo un continuo costruttivo confronto tra le diverse riflessioni contraddistinte dalle variegate culture di tutti coloro che hanno calcato il sintetico tartan della pista o il naturale manto erboso del campo di calcio o di rugby, condividendo il quotidiano sudore e l’entusiasmo degli intervallati individuali successi sportivi, fatiche che suggellano la volontà di crescita personale e di partecipazione sociale. È un mondo duro quello sportivo, per lo più individuale, dove viene premiato il “migliore” ed anche nelle specialità di squadra è sempre il “più forte” che emerge, che si eleva sugli altri ma, nella “specialità” della vita, nella quale così brevemente abbiamo l’occasione di cimentarci, se vissuta nei giusti termini l’esperienza sportiva lascia un’impronta tale nelle giovani personalità in formazione, che li accompagnerà in tutta la loro esistenza. Viene data loro l’occasione di prendere coscienza dei propri mezzi fisici e psicologici, l’occasione di rapportarsi con gli altri individui concorrendo caparbiamente per la vittoria finale ma, ed è questo l’incancellabile insegnamento che resterà nella loro personalità, la vera competizione aspra e spietata è prima di ogni cosa con sé stessi.

È con questa consapevole riflessione, e con lo sguardo un poco allucinato, che ho varcato il cancello dello stadio della Stella Polare di Ostia Levante oggi dedicato all’atleta Pasquale Giannattasio, esemplare agonista che riuscì ad eguagliare il record italiano della velocità allora detenuto da Livio Berruti, giungendo a risultati eccellenti rappresentando i colori nazionali. Crebbe su questo territorio forgiato nel fisico e forte nei sentimenti, fu capace di indossare i colori nazionali con lo spirito dell’atleta puro, in grado d’incarnare i valori dell’atleta, dai nostri Avi idealizzato nudo. Nudo nel proporsi alla fatica sportiva, nudo nel rapportarsi alla vita senza sotterfugi, una idealizzazione eroica sancita con la corona di alloro. E gli atleti crescono proprio all’interno di strutture come la “Stella Polare”. Qui si insegna a cimentarsi nella partita della vita, qui si apprende a correre con le proprie gambe, qui si svolgono quegli indispensabili esercizi preparatori che fortificano l’essere. Irrazionalmente cerco quei volti familiari che mi sorrisero felici in questo luogo ch’è un poco mutato, ma non mi è divenuto estraneo, è sufficiente osservare le centinaia di gambe, espressione di tutte le età, roteare sulla rossa pista e sul verde rasato campo per comprendere che in verità nulla è cambiato, vi aleggia sempre lo stesso fraterno spirito fatto di competizione, qualche lacrima e tanti sorrisi.Mi soffermo ad osservare un bimbo sudato con il baschetto calcato sul capo che, stanco, attraversa la rossa pista; una leggera premurosa mano di madre si allunga cercando di riordinarlo, uno scarto improvviso ed un sorriso e…via!...la corsa riprende… molto mi perviene alla mente, cambiano i volti, si susseguono le persone, ma inalterata e splendente è la luce che perviene dalla Stella Polare, punto di riferimento per gli abitanti del litorale. Custodiamola sempre.

  

Agostinelli Iorise autore del libro Alto, Basso o Medio…cre? acquistabile su lafeltrinelli.it