PRIMAVALLE - GIUGNO 2016

Volendo descrivere lo sviluppo urbano del territorio di Primavalle mi avvalgo della rete Web al fine di visualizzare la sua collocazione geografica e, digitato  “quartiere di Primavalle”  compare sullo schermo una carta geografica di Roma di colore blu nella quale è ben evidenziato, nel quadrante ovest-nord-ovest in un acceso colore giallo, il quartiere di Primavalle.  Osservando l’estensione dell’intero territorio del Comune di Roma (uno dei più estesi d’Europa ed il più grande d’Italia) questo mi appare curiosamente proteso a ricalcare quello appartenuto alla ormai preistorica Era della Roma Imperiale i cui confini erano segnati dal fiume Rubicone.

 

Ma per delineare lo sviluppo del quartiere di Primavalle non mi rifarò a quell’orgogliosa superata epopea Imperiale ma muovo da un altro e più recente “impero”, quello che rese Roma la capitale del Sabaudo Regno d’Italia. L’avvento del nuovo Regno portò profondi e laceranti cambiamenti sull’intero territorio Italico unificato sotto la bandiera Sabauda ed osteggiato dalla Chiesa.  In  Roma le ripercussioni, dopo la sua annessione, furono particolarmente rilevanti  quando venne confermata la legge n°3848 emanata nel 1867 dal Regno di Sardegna (che anticipò quello d’Italia) che cancellava gli Ordini e le Corporazioni religiose con la conseguente confisca da parte dello Stato delle loro proprietà. Così  gli enormi possedimenti territoriali della Chiesa furono immessi sul “mercato” e vennero acquistati a prezzi stracciati dai grandi proprietari terrieri privati, come avvenne per la “Tenuta di Primavalle” che da secoli apparteneva al Capitolo di S. Pietro e che diverrà il territorio sul quale si estende oggi il quartiere di Primavalle.  L’intervento del neo Stato monarchico-liberale realizzato sulle proprietà del Clero, mirava a mobilitare forze imprenditoriali capaci di incentivare lo sviluppo urbanistico della città; al momento dell’annessione “al nuovo impero Sabaudo” Roma era circoscritta all’interno delle sue mura e non fu ritenuta consona all’immagine del nuovo Regno desideroso di esibire i suoi nuovi simboli in Europa.  Venne allora stabilito un programma di ampliamento urbanistico della città che portò l’edificazione degli enormi spazi verdi appartenuti alle esclusive principesche Ville romane dando vita alla Roma attuale con i suoi monumentali edifici come il Palazzo di Giustizia ed il Vittoriano.  Fu comunque l’avvento del Fascismo che decretò uno straordinario dilatamento dei confini della città di Roma prevedendo, nel 1923, una espansione abitativa in ogni direzione dei punti Cardinali partendo dalla cima delle colline per arrivare sino giù al mare. Fu teorizzata una nuova tipologia urbanistica per la “città imperiale” che si rifaceva al “Razionalismo” e venne impostato un piano di ricostruzione generale della città di Roma, non solo del suo centro, ma anche con l’urbanizzazione di venti nuove Zone-Quartiere periferiche dando l’impulso ad un programma edificatorio straordinario.

 

Il programma di nuova urbanizzazione comprese anche quella della ex “Tenuta Primavalle” che allora era una vasta area agricola che si estendeva dalle attuali via Boccea, via della Pineta Sacchetti e via di Torrevecchia arrivando sino all’odierna Casalotti, un’area rurale che formava quell’Agro romano caratterizzato da verdi declivi collinari costellati di “antichi resti” popolati dall’allevamento di vacche e quieti ovini. Questa bucolica immagine riprodotta da una pletora di foresti pittori e sparsa come cartolina da viaggio nell’intera Europa che fece la fortuna dell’immaginario Romantico romano,  non si adattava più alla nuova “Futuristica gloriosa Era Fascista” caratterizzata dall’epopea del Modernismo, quel melanconico trascorso ottocentesco non poteva rappresentare la nuova società modellata sui motori, sulla velocità e dalla maschia virilità.  Si levò così dagli intellettuali (non soltanto quelli del regime) il roboante grido “Eia! Eia! Alalà!” con il quale venne reclamata la totale bonifica del “decadente Vecchio rudere” per dare strada all’ineluttabile, irrefrenabile avvento del “Nuovo edificio”.  E così fu. Venne approvato nel 1931 un nuovo Piano Regolatore che stabilì l’urbanizzazione dei territori agricoli individuati, tra i quali vi era anche quello  della “Tenuta Primavalle”.  Insieme agli “scalcinati ruderi” che costellavano i pendii dell’Agro romano scomparvero gli ovini e le verdi colline ed iniziarono a sorgere le… palazzine. La nuova urbanizzazione sul territorio prevedeva l’insediamento della vecchia romanità sfrattata dallo “sventramento” dei quartieri popolari del centro della città (via della Conciliazione, Fori e Monte Caprino) e furono più di cinquemila i cittadini  forzatamente “trasferiti”.  Nell’ex “Tenuta  Primavalle” si stabilirono contestualmente, anche una massa di emarginati alloggiati in fatiscenti baracche senza alcun servizio igienico né sanitario.  In attesa dell’imminente urbanizzazione con strade, servizi e giardini, provvidero ad alleviare la disagiata quotidianità dei residenti  le Istituzioni religiose come quella delle  “Figlie delle Povere di S. Giuseppe Calasanzio” che si radicò sul territorio già dal 1891 (la Congregazione ricevette l’approvazione ufficiale per la sua opera dal papa Pio X  nel 1911), a questa seguirono quella delle “Suore Orsoline” che realizzarono “l’Oasi di Primavalle” ed infine l’Opera di Don Calabria. Questi Istituti religiosi rappresentarono l’unica significativa presenza istituzionale  sul territorio di Primavalle per lungo tempo ed assolsero ad un compito sociale importante.

I lavori di urbanizzazione del Quartiere iniziarono nel ‘36  con la posa della prima pietra da parte dell’Istituto Fascista Case Popolari celebrata da una fastosa cerimonia alla quale parteciparono le personalità rappresentative del Clero, del Governo Fascista e l’illustre figura della regina Maria José del Belgio (Savoia) ultima Regina d’Italia, la quale applaudì l’avvio dell’emerita opera denominata “Quartiere Giardino”.  Questi eventi sollecitarono profonde considerazioni negli storici sulla genesi dello sviluppo e radicamento sul territorio del nuovo Stato italiano liberale e dell’affermazione del Governo Fascista e, non intendo stupirvi, risulterà  utile agli odierni lettori conoscere che successivamente, nella nostra Era Repubblicana, si sviluppò l’allusione che quei nuovi e pregnanti cambiamenti attuati al PRG romano nei primi del ‘900  furono “mirati” a premiare la grande speculazione edilizia gestita da Corporazioni e “grandi famiglie” (una approfondita versione di questa “maliziosa” riflessione è stata sviluppata dallo storico e critico d’Arte Giulio Carlo Argan).  Che siate stupiti o meno dalla “maliziosa” ipotesi formulata dai cronisti nel tempo, la differenza tra il progetto originario ed il risultato ottenuto sul “Quartiere Giardino” è, e non da oggi, ben visibile e non lascia dubbi che per la città intera (e per i cittadini che vi vivono) generò un fracasso.  La caduta del Governo Fascista e la Guerra lasciarono il quartiere a poco più di un abbozzato progetto, abbandonando definitivamente i residenti agli infiniti problemi di urbanizzazione ed all’assenza delle minime condizioni di vivibilità a tal punto che non mancarono le autonome iniziative di realizzare i minimi necessari servizi con il proprio lavoro da parte degli stessi residenti.  Nel 1952, dopo l’avvento della Repubblica, fu posta la “seconda pietra” sul territorio inaugurando la costruzione di sei edifici sul terreno donato dal Principe Lancellotti ed arrivò l’acqua con la derivazione dell’acquedotto del Peschiera che diede il definitivo impulso alla realizzazione delle opere di urbanizzazione del Quartiere.

Anche questo “storico evento” fu celebrato dalle Istituzioni della Repubblica italiana con l’istituzionale presenza del ministro Alvisio coadiuvato dal sindaco di Roma Rebecchini e dal rappresentante del Clero il potente cardinale Clemente Micara il quale, da sempre personale amico del cardinale Montini (futuro papa Paolo VI), fece costruire la chiesa di Santa Maria Assunta e S. Giuseppe a Primavalle (insieme ad altre cento nell’intera città). La presenza anche in questo caso delle eminenti personalità del mondo Civile e Clericale, testimoniò la considerazione che il progetto urbanistico avviato dal precedente Organismo governativo riscuoteva nelle stanze del potere ed i rinsaldati comuni interessi tra Stato e Clero.  Sarà nel 1961 che l’ipotizzato “Territorio Giardino” insieme a quello di Torrevecchia venne definitivamente distaccato amministrativamente da quello adiacente del Trionfale ed uniti insieme nel definitivo nome di Quartiere di Primavalle.

Così il territorio dell’ ex “Tenuta Primavalle”, ex “Quartiere Giardino” poi Quartiere di Primavalle, fu definitivamente ultimato con la costruzione degli ultimi edifici abitativi sugli ultimi spazi rimasti ed ora, con la consolidata pazienza che li contraddistingue, i residenti si attendono che vengano finalmente ultimati anche i servizi pubblici per dare una vivibilità ancora migliore a quella che, dalla catalogazione di pascolo e poi “giardino”, è diventata una vera e propria piccola città.

 

Agostinelli Iorise autore del libro S.P.Q.R. (Storie, Profezie e Quesiti Romani) acquistabile su lafeltrinelli.it