COLLATINO, PORTONACCIO -        GENNAIO 2014

Passeggiare per le vie del quartiere Collatino alla ricerca delle tracce del passato ancora qui rintracciabili è attività divertente e gratificante ma molto faticosa, si deve scarpinare tra vie che portano nomi antichi come via Prenestina o Collatina ma le impronte del passato sono state ricoperte da una serie di spessi materiali posteriori come tufo, cemento e catrame che le occultano alla vista.  

Ed è con il naso in terra, impegnato a ricostruire le evanescenti orme lasciate dai nostri avi cercando di rintracciarle nella confusione di quelle presenti, con la mente immersa nelle nebulose galassie delle genti speditamente qui transitate, che mi ritrovo improvvisamente dinanzi alle scheletriche rimanenze di una monumentale costruzione, mesto ricordo di una diversa espressione sociale del remoto passato di questo territorio. Un cartello esposto, mi comunica che mi trovo all’interno di quello ch’è oggi un parco pubblico archeologico. Vi sono presenze strutturali essenziali, armature che ci giungono da un’era contraddistinta dal gigantismo delle sue strutture, dal perfezionismo delle architetture rappresentative delle sue sofisticate genti e divinizzate componenti istituzionali, orgogliose del protagonismo dei suoi condottieri e sedate dal rigorismo dei suoi censori. 

Questo luogo, attualmente denominato “Villa Gordiani”, fa riferimento a quella Gens Gordiana i quali componenti divennero Imperatori romani nel giorno 22 Marzo del 238 d.C.

Il capostipite fu Marco Antonio Gordiano Semproniano Romano Africano, noto come Gordiano I originario dell’Anatolia (attuale Turchia) che sposò la nipote di Erode Attico dalla quale ebbe due figli, Marco Antonio Gordiano (Gordiano II) e Antonia Gordiana. Di famiglia ricchissima, fu imparentato con dei rappresentanti del Senato romano ed egli stesso ne divenne membro.

La sua carriera si sviluppò nella tradizione romana ricoprendo le varie cariche della Magistratura, comandò la Legio IV Scytica di guarnigione in Siria ed in seguito ricoprì la carica di governatore della Britannia e fu Console sotto l’Imperatore Eliogabalo.

Una carriera militare e politica di tutto riguardo che, egli credeva, si avviasse serenamente e felicemente al termine... ma il Fato aveva stabilito ben altra conclusione. A Gordiano, ormai ottuagenario, venne affidato il Proconsolato nella provincia d’Africa durante il regno dell’imperatore Alessandro Severo, proprio poco tempo prima del suo assassinio per mano traditrice del generale romano Massimino Trace il quale, dopo l’efferato delitto, si autoproclamò Imperatore.

Questo infausto evento pose Gordiano in una situazione critica, in quanto gli veniva richiesto di “riconoscere” il nuovo Imperatore ma la popolazione da lui governata era furiosa, non approvava l’azione violenta compiuta da Massimino, avvenne così una grande ribellione in Africa e fu offerta a Gordiano la porpora imperiale. Gordiano, per calmare gli animi, accettò e richiese che gli fosse affiancato (vista l’avanzata età) suo figlio Marco Antonio Gordiano che divenne co-imperatore con il nome di Gordiano II. Fu così che entrambi, acclamati dalla folla, entrarono trionfalmente nella città di Cartagine, che governavano, scortati da una grande parata militare. Gordiano (padre) da buon politico, spedì ambasciatori al Senato di Roma, dichiarando che avrebbe mantenuto la porpora soltanto con la ratifica dello stesso Senato del Popolo romano, ed inviò la sua rappresentanza anche al nuovo autoproclamatosi imperatore Massimino  Trace, dichiarando la sua volontà di non belligeranza. 

Questa sua ultima iniziativa non produsse il risultato desiderato; mentre il Popolo romano, per voce del Senato, ratificava ai Gordiani la carica di nuovi Imperatori e dichiarava Massimino Trace “nemico pubblico”, questi, incurante della decisione senatoriale, non perse tempo e mosse prontamente le sue addestrate legioni verso l’Africa.

I  “dadi erano stati lanciati”, la scelta fatta, e mentre questi ancora rotolavano sul duro tappeto della Storia, i due Gordiani divennero imperatori, ma soltanto per una parte dell’Impero.

Massimino, consapevole della sua supremazia militare, puntò sulla città di Cartagine costringendo il giovane Gordiano II a scendere sul campo di battaglia, dove, dopo una cruenta disputa avvenuta sotto le mura della città,  fu sconfitto ed incontrò la morte.

Il vecchio Gordiano poteva resistere alla sconfitta, ma non al dolore della morte dell’amato figlio. Quando seppe che era perito nella battaglia, per non cadere nelle mani di Massimino e distrutto dal dolore, prese la sua cintura e si suicidò impiccandosi ad una trave della sua stanza.

I dadi lanciati si erano fermati, ed il punto realizzato era stato troppo basso per continuare la battaglia esistenziale. L’ambiziosa scelta operata dal vecchio Gordiano si dimostrò scellerata.

Era il 12 Aprile del 238 d.C., i due Gordiani avevano regnato, sul più vasto Impero dell’antichità, per 20 giorni.  Davvero drammatico l’epilogo di questa famiglia, unici Imperatori padre e figlio morti nello stesso tempo violentemente e con la porpora indosso.

Ma la curiosità per questa stirpe regale continua. Ho sopra accennato che i figli di Gordiano erano due, un maschio ed una femmina; questa, Antonia Gordiano, ebbe un figlio, Marco Antonio Gordiano Pio il quale, per volere del Senato romano, dopo un’aspra guerra sostenuta contro Massimino Trace condotta sotto la guida dei due Senatori Pulpieno e Balbino e conclusasi dopo molto tempo con la sconfitta di Massimino, fu acclamato a 13 anni, sempre nel 238, imperatore con il nome di Gordiano III. Questo complesso residenziale, dove ora mi trovo, svela così il significato della sua ostentazione architettonica: qui vi era espresso il desiderio di Magnificenza regale con le classiche strutture dedicate alle Terme, la residenza personale ed il Mausoleo. Il complesso fu realizzato per volere del terzo Imperatore della breve dinastia dei Gordiani, breve in quanto, nonostante la giovane età, anche questo esponente della famiglia non governò l’Impero a lungo e probabilmente lo governò solo nominalmente, finendo anch’egli tragicamente.

Fu assassinato nel 244 con una congiura di “Palazzo”, ordita dal nuovo nominato Prefetto del Pretorio Marco Giulio Filippo che divenne così imperatore e venne iscritto nella storia come Filippo l’Arabo (ma anch’egli, tra breve, subirà lo stesso trattamento) .

Quali tragedie queste spolpate strutture ci rivelano al tentativo di ricostruirne gli eventi trascorsi tra queste mura: qui si materializzano protagonisti che potrebbero ben figurare nel Cast di attori della levatura di Cesare, Cleopatra e Marco Antonio, assidue presenze negli scritti del grande drammaturgo Shakespeare. 

Le tracce ritrovate e la ricostruzione degli eventi effettuata mi sollecitano ad alzare lo sguardo dalle evanescenti orme del passato e mi inducono a uscire dalle fitte nebbie degli eventi trascorsi, è tempo che cambi orizzonte, che passi dalla ricerca lenticolare del passato a quella omnicomprensiva del presente. È tempo che mi mischi alla gente generalmente indifferente che sciama tra queste ineffabili trascorse presenze, incurante di quel continuo flebile vociare che da esse proviene, non prestando orecchio, non ascoltando, immersa com’è nel suo presente convinta che “l’acqua passata non macini più il grano” e quindi sia del tutto inutile la conoscenza per far girare le pale del proprio mulino ma, se soltanto distraesse lo sguardo alla Natura delle cose, si accorgerebbe che l’acqua è sempre la stessa, che essa scorre negli incavi carsici per poi evaporare e ridiscendere a percorrere gli stessi percorsi scavandoli e a volte tracimando, allora comprenderebbe che le “Legioni romane torneranno a calcare questi territori” (Seneca) e che, forse, non sono mai scomparse.

 

Iorise Agostinelli autore del libro RomAmor acquistabile su lafeltrinelli.it