PRENESTINO, CENTOCELLE - GIUGNO 2014

Dove ora ci sono le un poco congestionate vie urbane, che fendono le affollate ma accoglienti abitazioni private di uno dei più rappresentativi quartieri romani, al fine di rinsaldare il legame degli attuali cittadini con le radici dell’antichità, ricorderò la provenienza dell’inconsueto nome col quale esso è oggi largamente conosciuto, Centocelle.

Su questo antico territorio, al tempo compreso nelle proprietà personali dell’Imperatore romano, furono istallate nei primi del IV secolo una serie di strutture con caserme per ospitare la truppa adibita alla sua sicurezza e protezione personale, denominati Scholares. Questa soluzione logistica del corpo militare fu distinta con il nome di Centum Caellum per il numero di strutture realizzate (100);  in seguito, con la volgarizzazione dell’originario nome latino si pervenne all’attuale “Centocelle” con il quale è oggi conosciuto questo territorio della Roma moderna. Ecco ricostruita la dipendenza di questo nome con le radici romane. Finito qui? No di certo!

 

Dunque, su questo territorio che attualmente è censito come Prenestino-Centocelle fu realizzato il campo che ospitò l’innovativo corpo militare scelto di stanza nella città, ancora imperiale, di Roma. Ma è dell’evento che ne caratterizzò la sua istituzione e che apportò tali epocali cambiamenti da modificare la storia futura della città, che intendo rendervi partecipi. Ho detto Epocali cambiamenti e… non esagero. Per averne la conferma seguitemi in questa veloce ma esauriente narrazione.

La città aveva da lungo tempo le sue caserme adibite ai corpi militari speciali per la personale protezione dell’Imperatore come si confaceva alla capitale e residenza imperiale; queste ospitavano i famosi “Corpi pretoriani” tradizionalmente dislocati nei Castra dell’area del Viminale. in quella di Castro Pretorio e nel Laterano già istituiti da Augusto quattro secoli prima, ma anche i corpi militari regolari impiegati a protezione della città che, con l’avvento dell’imperatore Settimio Severo furono potenziati stanziando nei Castra Albana una parte della potente Legione Partica per un totale di 10.000 soldati pronti all’intervento. La presenza militare in città non si esauriva con questo dislocamento, erano attive anche sette corti di vigili del fuoco (7000 militi) e tre corti di diretti  dipendenti del Prefetto urbano (circa 6000 militi). 

Questa enorme presenza di corpi militari scelti nella città non aveva più senso, però, già dalla metà del III secolo da quando cioè, la presenza dell’Imperatore nella originaria capitale dell’Impero era divenuta saltuaria.  Gli Imperatori che si susseguirono dal III secolo in poi, risiedettero nelle nuove sedi imperiali sparse nel vasto territorio con preferenza della parte Orientale e nord Europea e questo per ragioni logistiche ma soprattutto di “convenienza politica” tralasciando quelle sul Palatino. Con l’avvento dell’organizzazione “tetrarchica” voluta da Diocleziano, le spese militari si duplicarono e le cariche più ambite furono distribuite in base al censo e quello degli Equites dominava.

Malgrado ciò, la struttura militare presente a Roma non venne ridimensionata e questo era dovuto alla ragione che essa era strettamente rappresentativa delle aristocratiche famiglie come quelle ricchissime dei senatori romani. Le cariche pubbliche rappresentative erano quelle della Magistratura ed una delle più ambite era quella del Prefetto; questa figura di Magistrato, insieme a quella del Console, era la più importante nello Stato romano ma, a Roma, il Prefetto godeva di facoltà del tutto peculiari perché le sue decisioni erano strettamente rappresentative di quelle imperiali ed appellabili soltanto dallo stesso Imperatore. Il Prefetto prendeva decisioni sull’intera giurisdizione della città che si estendeva per duecento chilometri fuori delle mura e, sempre a lui, si rifacevano le figure che gestivano il fondamentale servizio d’approvvigionamento alimentare della città (l’Annona), e Roma ancora contava più di un milione di cittadini stabili all’interno delle mura cittadine. È chiara allora la sinergia alla quale si volle dare avvio all’inizio del IV secolo con l’acclamazione di Massenzio ad imperatore, e della quale tratto: come detto il Prefetto rispondeva soltanto all’Imperatore, e se questi era residente in città ed era chiaramente “dipendente” dalla “protezione” delle forze militari che lo sostenevano, l’esercizio del potere diveniva una faccenda esclusivamente “privata” di poche eccellenti famiglie.

Era questa l’importanza rappresentativa che i Senatori rivendicavano e che assolutamente non volevano cedere o condividere con l’allargamento ad altre famiglie senatorie.

Quelle senatoriali erano di gran lunga le famiglie più ricche dell’Impero ed avevano possedimenti nelle lontane Province ed il controllo su queste avveniva soprattutto tramite tutti quei rapporti “clientelari” che istauravano con le classi subalterne.

 

Quando l’imperatore Galerio paventò la possibilità di un ridimensionamento della forza militare presente in città e di una tassazione dei ceti privilegiati romani, vi fu una vera e propria “alzata di scudi” da parte delle famiglie aristocratiche a difesa dello Status Quo raggiunto.

Di questa dichiarata resistenza al paventato ridimensionamento militare ne approfittò scaltramente Massenzio (figlio dell’Augusto Massimiano) che agì al fine di farsi proclamare Imperatore.

Furono proprio le Coorti pretoriane, col sostegno delle famiglie senatoriali,  ad acclamarlo Imperatore nel 306 ed a sostenerne la politica di “riabilitazione” della città ad orgogliosa capitale dell’Impero da dove dovevano scaturire tutte le decisioni politiche.

Massenzio, la proclamazione del quale avvenne soltanto tre mesi dopo di quella del protagonista indiscusso del tempo, Costantino I , risiedette sempre nella città e fu sostenuto dalle milizie della capitale comandate dai fedelissimi pretoriani, e conseguenza di questo sostegno sarà l’inizio della nuova storia dell’Impero.

Furono tempi dettati da cambiamenti stravolgenti quelli, si entrava nell’Era costantiniana e della nascente Cristianità con il celebre Costantino I ( figlio dell’Augusto Costanzo Cloro) il cui nome fu ampliato poi dai posteri con l’appellativo “il Grande” ma la maggioranza dei suoi contemporanei non fu subito consapevole della sua grandezza però… nessuno tardò a prenderne coscienza quando, il giorno seguente la famosissima “Battaglia di ponte Milvio” avvenuta il 28 di Ottobre del 312, dopo aver sbaragliato le truppe di Massenzio, Costantino entrò da vincitore nella città.

Il primo provvedimento che prese da trionfatore, fu quello di smantellare le truppe scelte esistenti e fu così che, dopo quattro secoli di presenza e protagonismo nella storia della Roma imperiale sparì il corpo scelto dei Pretoriani. Questi, che avevano proclamato, sostenuto e difeso Massenzio pagarono il loro smodato esibizionismo ed ambizione a caro prezzo; a questo corpo privilegiato Costantino sostituì un corpo di 1000 cavalieri, dislocati appunto, nelle Centum Caelle, a difesa dei possedimenti imperiali. Non era più giudicato utile ai fini della protezione dell’Imperatore e della città l’esistenza di corpi speciali e del loro elevato numero.

Costantino dunque, con tale spregiudicata decisione lesiva degli interessi delle potenti famiglie si inimicò il potente Senato romano?... certo che no… già aveva dato dimostrazione delle sue capacità direttive,  non soltanto militari, e non era un ingenuo, come dimostrerà in seguito nella sua lunga dominazione come unico Imperatore dell’enorme Impero romano. Egli diede una serie di nuovi riconoscimenti al Senato, confermò quei senatori che occupavano i posti di Magistrato con Massenzio, e questi, non ebbero remore a cambiare opinione sul Principe da sostenere. Costantino arrivò persino a nominare una nuova figura di Prefetto Urbi al quale fu riconosciuta la  “Cognitio Vice Sacra” che lo dotava di poteri esclusivi e talmente vasti da potersi considerare l’emanazione della mano del Principe, e se si considera che Costantino soggiornò nella città per un totale di soli otto mesi spalmati sull’intera sua reggenza durata trent’anni, si comprende l’importanza a Roma del Prefetto. Quindi Costantino non soltanto non entrò in collisione con le forze che avevano sostenuto l’usurpatore Massenzio per sei anni, ma seppe cementare strumentalmente l’indispensabile collaborazione con le eccellenti famiglie rafforzandone ed ampliandone i poteri. Probabilmente nessuno nella storia romana riuscì meglio di lui in questa azione clientelare sino ai nostri giorni, ma questa riflessione diviene strettamente d’attualità e la cosa non mi aggrada, evidenzio comunque che qualsiasi interpretazione dei fatti narrati relazionabili con le iniziative governative del tempo presente è da considerarsi del tutto… volontaria, “l’acqua passata non macina più” recita un vecchio detto... mai asserzione si dimostrò più fallace. 

 

Iorise Agostinelli autore del libro “Basso, Alto o, Medio…cre?” acquistabile su lafeltrinelli.it