PORTUENSE, MARCONI - MAGGIO 2015

La notizia del ritrovamento di una piccola statuina nel mare di Alessandria d’Egitto datata duemila e cinquanta anni or sono raffigurante un Faraone egizio, mi consente di argomentare su di un personaggio della storia soltanto apparentemente molto distante dal vissuto territorio di cui tratto in questo scritto e cioè il quartiere romano denominato PORTUENSE - Marconi.

Il personaggio al quale mi riferisco viene ricordato più per il curioso nome col quale è stato tramandato ai posteri che per le imprese da esso compiute, ed il nome è quello, badate bene, di Cesarione!  ...Chi era CESARIONE??..

Come chi era Cesarione?.. faccio subito presente che a molti di voi lettori questo nome deve risultare obbligatoriamente familiare, perché? Perché coloro che hanno una “certa memoria storica” non possono non ricordare il film “Totò e Cleopatra” con il  protagonista Totò nelle vesti del generale Marco Antonio affiancato da un giovane Carlo delle Piane che interpretava, appunto, Cesarione.

Sì Cesarione, proprio quel piccoletto antipatico e viziato (ed anche bruttino) ragazzino figlio della “faraona” Cleopatra che quel “gran pezzo di Marco Antonio” proprio non sopportava. Per i più giovani invece, preciso che mi sto riferendo a Tolomeo XV Filopatore Filometore Cesare, nato ad Alessandria d’Egitto nel 47 a.C. figlio di Cleopatra VII Regina d’Egitto e di Giulio Cesare Generale, Console e Dittatore della Repubblica Romana. Cesarione, così veniva appellato in una lettera scritta da Cicerone, a noi oggi suona un nome buffo, riduttivo, ma non è un dispregiativo, in verità significa piccolo Cesare e, malgrado fu per diciassette anni il riconosciuto figlio maschio di due delle figure di amanti più celebrate dalla letteratura Occidentale, rimase sempre nell’ombra della storia.  Il ritrovamento della piccola statuina che lo riproduce lo ha portato, dopo ventuno secoli di oblio, di nuovo all’attenzione dell’intero Globo terrestre.

Qual è la relazione tra il giovane Cesarione ed il territorio romano della “zona”  Marconi? Direi che questo è il tipico caso che ci evidenzia quanto siano correlati i territori e le genti apparentemente molto distanti tra loro.

Vediamo allora la relazione.

A Cesarione, alla tenera età di un anno fu imposta dai regali genitori una “vacanza romana” e, arrivato sul territorio, risiedette per tre anni in una villa sulla riva destra del Tevere realizzata appositamente per la sua regale famiglia proprio in quella che oggi conosciamo come la commerciale e laboriosa “zona” Marconi. I luoghi erano completamente diversi da quelli consuetudinari ai quali siamo assuefatti oggi ma… l’affollamento era lo stesso, in quanto la spiccata vocazione commerciale del territorio era già presente anche allora. Vi era infatti un attracco portuale dove venivano scaricate ogni genere di merci e proliferavano le attività di vendite di ogni genere e, ieri come oggi, nel visitarle vi si trovava sollievo e spensieratezza; è ora necessario, però, rispettare i giusti canoni aristotelici della narrazione al fine di una adeguata comprensione degli avvenimenti. 

La vicenda iniziò nel 48 a.C. il giorno nel quale le legioni romane guidate dal grande generale romano Giulio Cesare sbaragliarono l’esercito egizio guidato dal faraone Tolomeo XIII, fratello della regina Cleopatra, sul fiume Nilo vicino ad Alessandria (dove lo stesso Faraone incontrò la morte) così la sorella, nonché coniuge, divenne unica sovrana d’Egitto e, per rispettare la tradizione dinastica nella successione, nominò l’altro fratello più giovane Tolomeo XIV co-reggente del regno e quindi suo nuovo sposo. Il tutto sotto il controllo e per volontà del vincitore, ormai reso divino, Giulio Cesare il quale, ammaliato dalle raffinate arti provocatoriamente sensuali della Regina egizia, non seppe negarsi. Ella gli si presentò uscendo sinuosamente da un tappeto arrotolato (consegnato in via molto privata da un sottoposto del condottiero) con il nudo corpo ornato dai veli più trasparenti che l’immaginazione orientale fu capace di realizzare e maliziosamente guarnito di splendenti gioielli che, comunque, non riuscirono ad offuscare il radioso suo sorriso. Con questa sfavillante scenografia inchiodò sul pavimento il certo non ingenuo cinquantatreenne romano conquistatore del Mondo… ma forse questo racconto che ci è stato tramandato fa parte della mitologia, comunque sia, ella fu capace di farsi ben intendere anche nella lingua latina, come dimostrerà in seguito anche con l’altro grande generale romano Marco Antonio ma… non debbo abbandonare le sicure indicazioni aristoteliche e ne rispetterò le rigide unità di luogo, di tempo e d’azione concentrandomi su Cessazione.

Dunque, dopo il travolgente incontro sessuale tra i due grandi del momento, Cleopatra e Cesare, il Popolo di Roma, nella figura del nominato Dittatore accolse la richiesta di “protezione” del regno Egizio formulata da Cleopatra e stanziò le proprie legioni sul territorio a “salvaguardia dell’ordine pubblico”.    

Ufficialmente fu lasciata al potere la Regina che era sempre l’adorata regnante della sua gente e amata da Roma (tramite il suo divino rappresentante) ma era il “Divino” che ne traeva pingui vantaggi e non soltanto economici. La relazione sentimentale tra i due divenne abituale frequentazione e la qual cosa non piacque ai conservatori dell’allora sobria Capitale dell’Impero. Qualcuno iniziò a vociferare e ad ipotizzare possibili cospirazioni pericolose per l’integrità dello stesso Impero, si mormorò allora di un attentato alla Repubblica e, quando la notizia della nascita di un figlio della regale coppia rimbombò nella città di Roma rimbalzando dalla popolare Suburra all’aristocratico Senato, le iniziali soffuse ed isolate voci bianche divennero un coro di tenori e soprani ben intonato. Per certificare il lieto evento la Regina, insieme al piccolo aristocratico figlioletto, scese nella Capitale imperiale scortata dalle milizie poste al suo servizio dal pubblico compagno Dittatore e padre del piccolo Cesarione.

Anche se ella rendeva felici i commercianti di allora con i suoi regali acquisti e le sue scenografiche apparizioni nella città, fu considerato offensivo della “sensibilità” romana il fatto che si potessero raggirare impunemente i valori dell’unione matrimoniale di Cesare con la pulcra Calpurnia Pisone così alla luce del sole. Il malizioso popolano vociare nei riguardi della definita “concubina orientale” divenne una conservativa propagandistica posizione politica da sfruttare. Il coro di voci impiegò tre anni per sincronizzarsi e disfare l’immagine divina di Cesare e, di conseguenza, il connubio egizio-romano che si perpetrava nella villa e nei giardini realizzati sulla sponda del Tevere che allora presero il nome di “Horti Caesaris”.    

Della loro esistenza se ne ha conferma dagli scavi operati dalla Sovrintendenza Archeologica su questo territorio (purtroppo ricoperti). Capite ora il collegamento Cesarione-Roma-Marconi? Allucinante! 

Quotidianamente poggiamo i nostri umili e rudi piedi proprio al di sopra di dove furono lasciate impronte di sì tale “Gravitas”!

Mi sovviene a questo punto la riflessione dell’opportunità di attivare il Comitato di quartiere al fine di ottenere una fermata Metrò dedicata al giovane Faraone che impresse le sue regali orme su questo territorio. Tralascio le mie personali riflessioni civiche e torno ai sicuri canoni aristotelici sopra citati e concludo ricordando che “il coro” del tempo, diretto dai due cantori Bruto e Cassio, riuscì ad intonare infine un lugubre Requiem per il Divo Giulio assassinato nel 44 a.C. nella curia sotto la statua di Pompeo. Si chiuse così un ciclo di iniziative politiche progressiste e se ne aprì uno apparentemente conservatore; ed il giovane Cesarione?    

No, non l’ho dimenticato, ho rigidamente rispettato le indicazioni aristoteliche in merito alla storia di Tolomeo XV Cesare. Egli, immagine terrena del dio Helios, regnò sull’Egitto insieme alla madre sino all’età di diciassette anni sino a quando, cioè, vi fu il famoso suicidio della coppia Cleopatra-Antonio: si era nel 30 a.C.: il Mondo degli uomini in quei pochi anni era cambiato profondamente, il giovane Cesarione, probabilmente, sognò spesso la potente città che vide fugacemente e, più frequentemente, la romana armatura d’oro del suo Divinizzato genitore e certamente mai ebbe il presagio che rivedendola avrebbe perso la vita. Nel 30 a.C. il regno Egizio fu invaso e definitivamente assoggettato come provincia all’Impero Romano dal futuro imperatore romano Ottaviano-Augusto, il quale fece strangolare, per timori dinastici, Tolomeo XV Cesare concludendo così l’opera di annientamento dell’intera famiglia Iulia-Tolemaica. La “ragion di Stato” rese necessario, ancora una volta, spegnere un “Sole” per poter accendere una Stella.

Cosa ne pensate allora?... è il caso di fare di questo sfortunato Re un onorario cittadino romano?

 

 

 

Agostinelli Iorise, autore del libro “Basso, Alto o Medio…cre”   acquistabile sul sito lafeltrinelli.it  


PORTUENSE, MARCONI - AGOSTO 2014

Il territorio di Roma del quale oggi tratto è individuato come “zona” Marconi nel popolare quartiere Portuense; si estende dalla riva destra del Tevere, confina con il quartiere Ostiense per dilatarsi poi in direzione Magliana. È  una lunga striscia di territorio fittamente ricoperta da popolari soluzioni abitative che, partendo dall’omonimo ponte realizzato negli anni cinquanta, si incuneano

ininterrottamente serrate sino a viale Trastevere, arrivando così a lambire il centro storico.

La sua caratteristica attuale è: l’alta densità abitativa, la scarsità di spazi verdi, mancanza di parcheggi auto ed il costante, ininterrotto, caotico traffico di auto private e servizio pubblico su ruote e binari, che l’avviluppano quotidianamente. Un caos. Eppure, sino ai primi anni del novecento, questo territorio era stato immaginato con  tutt’altre caratteristiche, aveva conservato una sua vocazione produttiva, ereditata dal passato, ed era contraddistinto dall’insediamento di importanti impianti immersi in ampi spazi aperti. Chi lo direbbe ora? Chi direbbe che l’imperversare della speculazione edilizia degli anni contemporanei, ha tranciato quelle caratteristiche produttive che contraddistinguevano il territorio, e che affondavano le proprie radici addirittura nell’antichità della Roma Repubblicana?

Qui, si stenta a crederlo, vi erano gli enormi magazzini di “stoccaggio” delle merci che alimentavano la frenetica Roma “Caput Mundi”; qui attraccavano le imbarcazioni trainate da buoi con un ingegnoso ed organizzato sistema che permetteva alle imbarcazioni di risalire la corrente del fiume; qui si ergevano grandi complessi agricoli, horti, ville padronali, lo stesso Arsenale Pontificio ed importanti strade consolari. 

Questo territorio, che sino ai primi del ‘900 veniva identificato con il Medievale nome “Prata Papi”, aveva conservato gran parte delle caratteristiche Antiche, riuscendo a perpetuarle  prima, con la totalizzante gestione del territorio da parte dello Stato pontificio per trasmettersi poi, non senza tensioni, all’amministrazione del potere temporale dell’Italia liberale.

Furono, in continuità con il passato, realizzate moderne infrastrutture che dotarono il territorio di stazioni ferroviarie, gazometro, ponti di ferro, strade... favorendo così l’insediamento di grandi impianti industriali del calibro dei Molini Biondi, della Mira-Lanza o della raffineria Purfina.

Il progetto di sviluppo del territorio era di ampio respiro e coordinato; infatti si era dato avvio, contemporaneamente, all’urbanizzazione del vicino quartiere Garbatella che doveva essere popolato di artigiani e “marittimi”, cioè lavoratori specializzati nei trasporti fluviali, in quanto era prevista la “rinascita” di un porto fluviale proprio al di sotto dell’attuale ponte Marconi. Il porto doveva essere servito da una comunicante canalizzazione per il trasporto merci su chiatte, questa avrebbe lambito il Tevere sino al mare. Insomma, vi era un vero e proprio progetto di sviluppo industriale della zona; come si sia pervenuti all’attuale stato di sovra affollamento abitativo è uno dei grandi enigmi della storia recente di Roma.

L’industria aveva trovato in zona “Marconi”, o di Prata Papi come era allora conosciuto, una organizzazione di infrastrutture ideale per il proprio sviluppo e l’azienda  Mira-Lanza, che mi piace menzionare perché legata ad un “sentimentale” ricordo di bambino, qui aveva realizzato, nei primi del novecento, uno dei suoi dislocamenti industriali più importanti. La II Guerra Mondiale ne fermò l’espansione che era stata sostenuta dalle nuove conquiste coloniali e, poi, l’avvento della chimica non le consentì più di sfruttare le materie prime del territorio, così lo stabilimento romano, per questi eventi contingenti, divenne obsoleto e fu chiuso nel 1955 . La stessa sorte toccò anche ad altre imprese industriali, come i Molini Biondi. La popolazione non trovò più risposta alle sue richieste occupazionali e il progetto di realizzazione del porto commerciale fu definitivamente archiviato. Iniziò così,  la “programmazione” per la nuova destinazione delle aree dismesse e si lasciò mano libera all’edilizia intensiva ed alle speculazioni private sui terreni,  puntando esclusivamente sul settore dell’edilizia residenziale.

Questa infausta scelta si dimostrò una iattura per il futuro del quartiere.

Questo dovette piegarsi all’azione speculativa dei “palazzinari” i quali, senza alcuno scrupolo, realizzarono un ambiente dove la vivibilità sociale divenne un eufemismo.  Si cementificò ogni spazio possibile, ricoprendo tutte quelle passate strutturali presenze che testimoniavano la dinamicità del territorio, si ricoprirono definitivamente le presenze Antiche di importanti strade come la Campana e la Portuensis, di Antiche strutture termali, di ipogei, di ville, di porti, nulla fu risparmiato all’inappagabile desiderio di cemento e ferro delle voraci corporazioni edili.

Eppure queste presenze del passato sono ancora là, al di sotto di alcuni metri di terra e di qualche colata di cemento, molte di esse sono censite dal  Ministero dei Beni Culturali, sappiamo esattamente dove esse si trovano, si potrebbe allora realizzare un grande progetto di recupero e valorizzazione di queste rimanenze e del territorio, si potrebbero realizzare così degli ampi spazi di vivibilità per gli asfittici residenti ed, al contempo, realizzare un non indifferente richiamo storico- artistico per turisti di ogni genere.

Costruire un ambiente di vita, finalmente, dove il passato non è considerato d’ostacolo al presente anzi, ne è il sostegno, dove l’Antico può specchiarsi senza reticenze nel Moderno, dove l’individuo può passare, nell’arco di pochi metri, da una dimensione all’altra, trasportato su di una fantascientifica macchina extra temporale capace di materializzare i suoi desideri di conoscenza.

Sostenere quella fondamentale condizione umana che viene definita memoria, senza la quale l’individuo è relegato ad una condizione di esclusione e di emarginazione nella quale è condannato a perdere coscienza di se stesso. Quella memoria che, al solo nominare la Mira Lanza, ha immediatamente materializzato ai moltissimi lettori, ne sono sicuro, l’immagine dello sconsolato pulcino nero Calimero il quale, immerso nella “miracolosa” schiuma, ne emergeva librato in una bolla di sapone lindo e felice, gridando “Ava, come lava!” Allora si potrebbe, con un concreto sforzo di volontà, “lavare con il super perborato” il quartiere dal grigiore del recente passato affinché gli abitanti non vaghino sconsolati per le degradate vie emuli del Calimero di Caroselliana memoria, bofonchiando “questa è un’ingiustizia però!”...

Forse, preso dai “sentimentali ricordi”, mi sono avventurato nella dimensione onirica dei  Cartoon dove tutto è possibile, dove l’immaginazione è il propellente per la realizzazione del “ sur-reale”… scusate, mi ostino ancora ad esercitare il tentativo di varcare quello “spazio temporale” che mi consenta di approdare in una dimensione umana dove ogni traguardo è possibile, dove il raggiungimento di vivere un contesto qualitativamente gratificante non appartenga all’immaginario animato.

 

 

Iorise Agostinelli autore del libro RomAmor acquistabile su www.feltrinelli.it