PRENESTINO LABICANO, PIGNETO - MAGGIO 2015

Seduto al di sotto delle protettive arcate della grande Porta Maggiore al sicuro dall’assedio degli attuali mezzi meccanici che si rincorrono senza sosta, immerso nell’immortale musica mozartiana del Flauto Magico sparata nelle orecchie che mi preserva dal frastuono circostante, scrivo questo articolo nell’intento di trasportare il lettore in quell’epoca (ormai Era geologica) nella quale una umanità culturalmente molto diversa dall’attuale calcava e lasciava le sue impronte su questo territorio oggi registrato come Prenestino-Labicano. Queste orme sono ancora qui presenti e, anche se celate sotto diversi metri di terra riportata, se si è un poco curiosi,  è ancora possibile rintracciarle. Seguendole conducono dinanzi ad alti palazzi e recenti fatiscenti strutture dove si arrestano e scompaiono al di sotto di recenti materiali edilizi che occludono il cammino. Allora, visto ch’è stato gettato uno spesso strato di terra tra il nostro vissuto di oggi e l’altro di ieri dimenticato, aiutato dalla tecnologia gratto un poco il cupo diaframma nell’intento di creare un pertugio che mi consenta di sbirciare, come da una angusta fessura, una tanto oscura quanto invisibile antica presenza sul territorio di questo quartiere ed ecco materializzarsi, con sapienti digitazioni sulla tastiera, la misteriosa Basilica sotterranea di Porta Maggiore.

Le informazioni rinvenute, ch’è possibile rintracciare sul sito della Sovrintendenza dei beni archeologici di Roma, tratteggiano la “Basilica” come una struttura a tre navate, scavata direttamente nel tufo e originariamente realizzata già al di sotto del piano stradale dato dall’antica via Praenestina; dunque, è dalla sua genesi “occulta”. Riportandone le dimensioni e le immagini dei dipinti presenti viene evidenziato che in essi sono rappresentate scene mitologiche ed esoteriche come la “iniziazione ai Misteri Eleusini” il che rivela, viene riportato sul sito, che possa trattarsi di un Tempio Neopitagorico.    

Pitagora?... mi chiedo sorpreso… il matematico greco cioè, autore del famoso Teorema per il quale enunciato si ha che “in un triangolo rettangolo la somma delle due aree dei due quadrati costruiti sui cateti è uguale all’area del quadrato costruito sull’ipotenusa”, Teorema con il quale ci si è dovuti confrontare nelle scolastiche dimostrazioni di geometria... con i relativi studenteschi pessimi risultati?

Si, proprio lui mi viene telematicamente confermato, perché il “nostro” matematico non trascorreva il suo tempo soltanto elaborando formule e dimostrazioni geometriche, ma era altresì filosofo e, come tale, nel 530 a.C. fondò la sua scuola nella città greca di Crotone, decisione presa  per volontà Divina, infatti la città dove stabilirsi fu a lui indicata dall’Oracolo di Delfi, voce del dio Apollo.

Mi adopero allora nel trovare il legame tra il Pitagora filosofo-matematico e la Basilica sotterranea, e scopro che egli effettivamente fondò una scuola proprio nella città di Crotone dove vi teneva uno speciale corso didattico.

La scuola, conosciuta come il “Tempio delle Muse”, aveva una originale impronta mistico-religiosa oltre che scientifica ed a questa ed al suo massimo esponente Pitagora, vennero attribuite particolari celebrazioni del tipo magico- esoterico. 

La scuola, seppur d’élite, era aperta a diversi seguaci, anche di sesso femminile. Le lezioni erano suddivise in pubbliche e private: in quelle pubbliche Pitagora conduceva le lezioni nascosto dietro una tenda e dunque soltanto la sua voce era udibile e gli “studenti” non potevano interloquire; la privata era indirizzata agli eletti i quali potevano vedere il Maestro ed interloquire con lui.

Questa differenza d’insegnamento era dovuta all’idea mistico-scientifica centrale del pensiero pitagorico e cioè la convinzione che “la scienza libera dall’errore (considerato una colpa grave dell’individuo) è quindi attraverso la conoscenza che avviene la liberazione dal peccato e ci si avvicina a Dio, il quale possiede l’intera Sapienza. L’uomo è filosofo (cioè ama la sapienza) e tramite questa può avvicinare il Divino” ma per raggiungere tale fine deve seguire un preciso catartico itinerario.  

Questa scuola richiedeva agli Eletti una assiduità ed una condotta di vita molto particolare che prevedeva il celibato, una alimentazione prettamente vegetariana ed analcolica ma, soprattutto, il segreto e la completa dedizione agli studi da condurre all’interno della scuola stessa e quindi all’abbandono di tutte le attività remunerative, e questo era possibile soltanto se si era in possesso di ricchezze adeguate. Dunque, la scuola era volutamente esclusiva.

Poiché i pitagorici condividevano le teorie orfiche dell’immortalità dell’anima e della metempsicosi (trasmigrazione dell’anima in altri corpi), ritenevano che per mantenerla pura ed incontaminata occorresse svolgere delle pratiche ascetiche accompagnate dall’ascolto e la composizione della musica come tecnica di liberazione spirituale (capite ora il mio isolamento musicale?) ed esercizi  ginnici. Il rito templare doveva essere accompagnato da pratiche teurgiche (magiche) che consentivano all’iniziato di entrare in contatto con livelli superiori alla realtà e, con questa visione ideale, entriamo nella contestualizzazione storica della “Basilica di Porta Maggiore”. 

Questa fu costruita agli inizi del I secolo d.C. a dimostrazione che, a distanza di quattro secoli, il pitagorismo era ancora molto attuale e seguito; era ubicata in una area che fu di proprietà della Gens Statilia alla quale apparteneva Tito Statilio Tauro che fu Console nel 44 d.C. che, si vociferava, era un seguace di una “setta esoterica” i quali componenti svolgevano riti vietati dalla legge imperiale. Egli, vere o false che fossero le illazioni, fu certamente succube della macchinazione ordita a suo danno da Agrippina Minore moglie dell’imperatore Claudio e madre del futuro imperatore Nerone, la quale desiderava impossessarsi di quei terreni conosciuti col nome emblematico di “Horti Tauriani”. L’accusa che nel Tempio si svolgessero “riti magici” realizzati con pratiche superstiziose e proibite, colpì il Console che non seppe opporsi e, per l’onta subita, si tolse la vita nel 55 d.C.  Questa data della morte di Tito Statilio Tauro consente di affermare che quello fu l’anno in cui la Basilica fu chiusa e riempita di terra fatta franare attraverso il lucernaio. Questo tragico evento consentì agli archeologi moderni, dopo il ritrovamento del Tempio-Basilica avvenuto nel 1917, di affermare che questa non fu più frequentata sino ai nostri giorni. Questa affermazione mi lascia un poco disorientato in quanto un filosofo del tempo, strettamente legato agli insegnamenti pitagorici, frequentava gli ambienti aristocratici romani e costui era Apollonio di Tiana.

Illustrissimo filosofo contemporaneo del Gesù cristiano, impressionò le Genti dell’Impero tanto da essere in seguito considerato il “Gesù Pagano”  ed a lui  vennero attribuiti molti degli stessi miracoli realizzati da Gesù-Cristo, compresa la soprannaturale resurrezione. Apollonio influenzò sapienti e persino imperatori come Vespasiano, Tito e Nerva (tutti posteriori al 55 d.C.) indirizzandone molte decisioni politiche; Apollonio affermava infatti che “alla guida dell’Impero vi doveva essere un pastore saggio capace di condurre il gregge dell’Umanità”. Seguì i severi dettami di vita pitagorici improntati alla rinuncia dei beni materiali ed a quello della catarsi e, pur vivendo per lunghi anni presso la corte imperiale, non ne rimase inquinato e non pretese dai suoi seguaci l’imitazione delle proprie abitudini di vita alimentari e sessuali.

La sua personalità ed il suo insegnamento penetrò profondamente nella società del tempo tanto che,  ancora due secoli più tardi, l’imperatore Caracalla gli dedicò un santuario ed Alessandro Severo teneva una sua statua nella cappella privata. Tutto ciò fa presumere che il Tempio-Basilica di Porta Maggiore, pur essendo privato, possa essere stato visitato da una personalità della levatura di Apollonio e che questo possa essere stato definitivamente interrato in epoca più tarda. Una riflessione, questa, degna d’essere approfondita, ma sicuramente risulta di gran lunga più importante rispondere a quella che oggi ci assilla, cioè preservare tale unicità architettonica e renderla finalmente praticabile per le visite pubbliche.

 

Iorise Agostinelli autore del libro Basso, Alto o Medio…cre? acquistabile su lafeltrinelli.it