NOMENTANO - DICEMBRE 2016

La storia di Roma, è largamente conosciuto, è sempre stata scandita da una continuità di determinanti eventi con i quali i personaggi protagonisti forgiarono, susseguendosi ininterrottamente da un millennio prima della nascita dell’Era cristiana  sino all’attualità, i tempi della formazione del “Mondo Occidentale”.  Questi incessanti avvenimenti, col trascorrere del tempo, si sono confusi ed aggrovigliati, divenendo di difficile decodificazione ma, anche se non è possibile dispiegarli come una antica pergamena, spesso, e questo è il lato affascinante, se ne riesce a tradurre un lembo e la sua lettura sempre ci sorprende. Recatomi nel parco urbano di Villa Torlonia col fine di raccontarne la presenza sul territorio del Nomentano, ho iniziato con  la consueta curiosità a cercare tracce degli eventi del passato in essa custoditi; così, rimuovendo alacremente la polvere del tempo depositatasi su edifici e territorio, lentamente  le indelebili, attese impronte sottostanti hanno preso forma dando materialità ad illustri personalità che ebbero una frequentazione nella Villa o che vi transitarono, consentendo,  come sopra premesso, di tracciare un significativo legame con lo sviluppo socio-economico dell’Italia, dell’Europa ed addirittura Mondiale.  Seguitemi in questo percorso inatteso e sorprendentemente animato.  Il territorio dove oggi si estende la Villa con il suo parco, alla fine del ‘600 era  una ben più vasta tenuta agricola di proprietà della famiglia Pamphilj, famiglia che  annovera nel suo blasone Cardinali ed un Papa, quell’Innocenzo X  che fu protagonista, in negativo, degli importanti eventi europei decisi con la  “Pace di Westfalia” e la contesa “Giansenista”, i quali diedero forma alla Modernità; anche nella politica interna non fu brillante, delegò infatti la gestione della città di Roma a sua cognata Olimpia Maidalchini che dettò le sue personali regole di condotta e di protocollo per chiunque disiderasse interloquire con la corte papale.  In seguito alla decadenza dell’illustre famiglia Pamphilij, la tenuta passò ad un’altra nobile famiglia dall’altrettanto significativa araldica, quella dei Colonna.  I Colonna, che furono protagonisti per lungo tempo nelle vicende romane ed europee (storico è l’avvenimento conosciuto come lo “Schiaffo di Anagni”), mantennero la proprietà della tenuta sino al 1797 quando, in seguito agli sconvolgimenti socio-economici innescati dalla Rivoluzione Francese ed all’avvento dell’Epopea napoleonica, fu ceduta definitivamente ad un’altra potentissima famiglia, quella dei Torlonia.  Dalle origini umili, discendenti  da commercianti francesi,  la loro inarrestabile ascesa economica rappresentò  l’icona  dell’avvento della nuova classe Borghese impegnata nella conquista del prestigioso potere  finanziario nella società europea. Grazie alle connivenze che la famiglia Torlonia seppe costruire nel tempo, ed all’immensa ambizione dei suoi rappresentanti, riuscì a destreggiarsi tra i nuovi poteri rivoluzionari e gli antichi poteri conservatori e reazionari, divenendo prima partner ufficiale per le forniture governative francesi quando questi governarono la città di Roma e in seguito, nuovamente, di quelle papaline.  I benefici dell’attività finanziaria furono considerevoli,  tanto da fondare  il “Banco Marino-Torlonia”.  Erano tempi quelli dove la sola ricchezza però non era sufficiente per essere ammessi nei privilegiati  “salotti buoni”, essa doveva essere nobilitata. Fu così che la famiglia Torlonia operò una serie di speculazioni fondiarie acquistando proprietà e titoli di nobili decaduti, arrivò la tenuta di Bracciano con il suo Ducato, la Contea degli Odescalchi, il Marchesato di Roma Vecchia e Turrita.  Nel mentre non tralasciarono il fondamentale aspetto “filantropico”, si adoperarono in opere di carità e solidarietà, vennero finanziate iniziative di abbellimento di numerose chiese e basiliche come quella dei S.S Apostoli, iniziative che le schiusero molte celestiali porte. L’avveduta azione “filantropica” portò alla agognata nobiltà con G. Raimondo Torlonia innalzato al rango di Nobile Romano e di Viterbo.  In seguito, nel 1814, fu opportunatamente istituita una nuova onorificenza dal papa Pio VII a beneficio di Giovanni Torlonia che divenne  il primo “Principe di Civitella Cesi”. La scalata alla “nobiltà” era conclusa, la famiglia consacrata. Tra le innumerevoli proprietà acquisite, venne inclusa anche quella che divenne la residenza suburbana di Villa Torlonia, con  lavori di  trasformazione affidati al celebre architetto G. Valadier . Vennero realizzati una serie di edifici come il Casino Nobile, la così detta “Capanna Svizzera” in seguito trasformata nel “Villino delle Civette”, infine il “Casino dei Principi” che sostituì l’antecedente struttura rurale.

 

 

Il successore Alessandro Torlonia, nel 1832, al gusto Neoclassico degli edifici realizzati dal Valadier, volle aggiungere anche quello “Antiquario” facendo realizzare dall’architetto G. Battista Caretti dei falsi ruderi che riprendevano il Tempio di Saturno e la volta a cassoni del Pantheon.  È In questo divenuto ameno e nobile luogo che, dai primi del ‘Novecento, visse un altro assoluto protagonista della storia, il neo capo del Governo italiano e leader del movimento Fascista Benito Mussolini. Il Capo fascista accettò il gentile invito di Giovanni Torlonia junior di fare della villa la sua residenza privata, e così la famiglia Mussolini andò ad occupare il Casino Nobile.  Un entusiasta invito, senza limiti né impegno, di cui il futuro Duce  non intese approfittare e pretese, a titolo di regolarità comportamentale, di stipulare un regolare “contratto”  nel quale venne stabilito il pagamento della somma di… 1 (una) lira  a titolo di affitto.    

La famiglia Mussolini dovette trovare di suo gradimento la residenza visto che vi rimase ininterrottamente dal 1924 al 1943. La Villa andò a plasmarsi sulle personali esigenze della famiglia Mussolini, prima con modifiche strutturali degli edifici, poi accogliendo strutture adibite alla pratica degli sport preferiti dal Duce come  l’equitazione ed il tennis e allo svago con la sala cinematografica.  La vita della famiglia Mussolini, in villa, trascorreva in assoluta privacy  protetta da ogni interferenza esterna, in essa non furono mai ammesse visite ufficiali di Stato, ad esclusione di una, davvero inattesa, che riporto nelle righe seguenti, la quale si rivelò di emblematico valore storico.  I cancelli della villa si aprirono infatti, per invito personale di Mussolini, al Mahatma Gandhi. L’affascinante e mistico capo spirituale Indiano, che ammaliava il Mondo intero, era in visita agli Stati europei quando, nel 1931,  accettò l’invito del Dittatore italiano. L’incontro tra Mussolini e Gandhi fu amichevole ed informale e, benché risulta a noi oggi arduo comprendere quali punti in comune potessero avere i due, tra i leader si instaurò un dialogo che durò nel tempo. 

Gandhi, pur comprendendo perfettamente la personalità di Mussolini, come si evince da una sua dichiarazione rilasciata in seguito all’incontro : “alla sua presenza (Duce) l’interlocutore è stordito, tutto intorno a sé è realizzato al fine di disorientare ed intimidire, armi ovunque e percorsi studiati dove l’ospite perde facilmente l’orientamento”, confidò sul fatto che Mussolini si mantenesse su una linea politica pacifista, speranza poi disillusa. Il Duce fascista non fu in grado di percepire la forza interiore che promanava dal quel minuto corpo di uomo, tantomeno recepì quei principi che proclamava e che a breve si affermeranno Universalmente. Per le tragiche scelte operate accadde che il sereno trascorrere dell’ esistenza privata del Duce  nella Villa si trasformò irreversibilmente in tragedia così, per il “grande” Dittatore, arrivò il tempo della ristrettezza.  Nell’oasi residenziale arrivarono i roventi venti della guerra, della paura e della fame, fu trasformata di nuovo in una autarchica azienda agricola con tanto di coltivazione di vegetali ed allevamento di animali accogliendo pollaio e porcilaia. Il sottosuolo, con le sue catacombe ebraiche (ironia della sorte) del III e IV secolo fu trasformato in un “inaccessibile” bunker dalle mura spesse sette metri nell’intento di proteggere l’incolumità dell’intera famiglia.

Tutto ciò non servì a preservare il Dittatore dagli inarrestabili eventi, non trascorse molto tempo infatti che un’altra personalità varcò i cancelli d’ingresso in pompa ufficiale. Si trattava del generale dell’esercito italiano Pietro Badoglio il quale, nominato alla guida del nuovo Governo italiano dal Re, portò la notizia a B. Mussolini del suo defenestramento.  Non fu accolto con il rispetto atteso e volarono insulti e sputi prima della fuga. A breve nella Villa si acquartierarono altri ospiti, e questa volta non erano degli “affittuari”. Si trattò delle vincenti truppe di Liberazione anglo-americane, era il 1944  ed aprirono l’era della Democrazia.  Alla loro dipartita, dopo che aveva udito le travolgenti note musicali del Boogie- Boogie, la Villa-residenza cadde nell’oblio  sino a quando, ai nostri giorni,  il comune di Roma ne decretò l’acquisto decidendone il recupero e destinandola a pubblico utilizzo. 

Gli eventi e le vite trascorse tra queste mura confermano quanto premesso, in questa città è possibile leggere parte dell’Universale storia ed apprendere da essa.  Una pregnante riflessione questa, scaturita dalla curiosa lettura degli eventi trascorsi, e pensare che ero venuto per qualche foto ed una descrizione di una bella, decaduta Villa urbana. 

                                                                                     

Agostinelli Iorise.

Autore del libro “S.P.Q.R.” acquistabile su lafeltrinelli.it