PARIOLI, SALARIO - MAGGIO 2014

In questo articolo tratto di un vasto territorio della città che, seppur distinto ufficialmente in due quartieri, Salario e Parioli, dai programmi di edilizia urbana sviluppati dal 1911 al 1927, possiedono un forte comune legame storico e culturale. Nonostante questo territorio abbia subito negli anni moderni una netta divisione geografica e strutturale, divenendo il Salario un quartiere principalmente ad espressione popolare mentre il Parioli una esclusiva zona residenziale, le due zone sono legate da una comune radice ancestrale che, per la sua importanza, si estende sino ai nostri giorni. Da  ricordare, a conferma di tale legame, sono le Antiche vie di comunicazione che servivano, e servono, questa importante zona di Roma. La Salaria, determinante per il trasporto del preziosissimo sale sino ai territori Sabini, e la Nomentana che fu una importante consolare che dipartiva dalle Mura Serviane presso Porta Collina per estendersi sino all’Antica Nomentum (odierna Mentana) per poi unirsi con la Salaria presso l’Antica Eretum nella Valle del Tevere. Con l’incontro di questa antica scomparsa città, che mantenne la propria autonomia sino al IV secolo a.C., sono giunto a “ricordare” l’ancestrale mitologico legame tra i due attuali territori. Eretum è citata da Virgilio o, indicando per esteso il suo nome, da Publio Virgilio Marone, come una delle città Sabine che fu alleata di Enea nella guerra che sostenne contro le forze che si opponevano alla nascita della città che avrebbe dominato il “Mondo”. Contemporaneamente nel territorio oggi contraddistinto come quartiere Parioli, nel lontano VI secolo a.C. prosperava un’antica città dal nome Antemnae.

Il suo nome derivava dalla sua originaria posizione geografica “davanti ai due fiumi” cioè “ante amnes”;  infatti questacittà era posta alla confluenza del Tevere e del suo affluente Aniene, in posizione sopraelevata, in cima al verde Monte Antenne, dominando l’intera valle. Fu una città fortificata e fiorente ed anch’essa citata nell’Eneide e descritta come una delle cinque città che presero le armi contro il grande esule troiano Enea. Senza le citazioni di queste Antiche realtà non ne sapremmo nulla, perché nulla ci è pervenuto di queste Antichità. Dunque, la città Eretum sostenne Enea mentre Antemnae si pose sin dall’inizio, in contrasto con il “volere Divino” sulla nascita della “città eterna”. Come finì questa infausta iniziativa d’arme ne sono tutti a conoscenza: Roma nacque con i successi militari del suo semidivino fondatore ed iniziò il suo eterno e glorioso cammino arricchendo le città che la sostennero mentre Antemnae scomparve, ma è curioso sapere come poi  risultò, suo malgrado, determinante per lo sviluppo della città fondatrice dell’Impero. 

Come?.. portate un poco di pazienza.. prima debbo esprimere ciò che più mi addolora e amareggia. Come è mia consuetudine, mi sono recato sul luogo per verificare quali presenze ancora ci ricordino il passato e, debbo confessarlo, l’ho fatto con molto entusiasmo sicuro d’immortalare immagini che avrebbero arricchito questa narrazione. La suggestione di recarmi su un luogo così pregnante di significato storico-antropologico citato da tale eminente personaggio mi eccitava. Attrezzatomi da moderno archeologo con cappello a falde larghe, stivali (mi scuseranno i miei amici colleghi archeologi),  martellina, cinta metrica e macchina fotografica (alla Indiana Jones insomma) mi avviavo verso Monte Antenne prefiggendomi di attraversare Villa Ada. Introdottomi nella lussureggiante Villa dalla Salaria, numero civico 325, abbandonavo, dopo pochi metri, i numerosi tracciati sentieri, percorsi da innumerevoli ed infaticabili podisti isolati dai silenzi del luogo dalle loro auricolari “cuffie” per immettermi nel verde più lussureggiante fidando sul mio “infallibile” senso d’orientamento al fine di raggiungere la desiderata meta, il Monte Antenne. Percorsi, credo, tutti i 180 ettari della Villa-parco, incrociato esclusivi centri ippici frequentati da equipaggiati Gentleman, superato alberi stroncati dalla violenza degli eventi atmosferici che ostacolavano il mio avanzare e, circumnavigato incantati laghetti di azzurro cobalto immersi nel verde cadmio della vegetazione, fermavo il deciso passo dinanzi un grigio alto muro perimetrale. 

Costretto a cercare un varco nel continuo invalicabile recinto che isola in modo innaturale lo spazio di Villa Ada e quello di Monte Antenne, trovavo infine il varco in un grande cancello posto a valle ed adibito ad ingresso pubblico. Finalmente libero, mi inerpicavo così su per il monte, stanco, ma sorretto da un entusiastico sentimento per le meraviglie attese. Sentimento subito avvilito dall’assoluto degradato ambiente nel quale mi addentravo. Cercando d’ignorare lo squallore, mi ritrovai, nei pressi della cima, dinanzi ad una continua rete di recinzione. Questa, inglobata nei rovi, ostacolava il mio passo ed inutili si dimostravano i tentativi di aggirarla; l’Antico era là, davanti a me, ma non potevo raggiungerlo. Tentavo allora di introdurmi da un passaggio che, originariamente, doveva essere un’antica porta della città, ma questa era sprangata da un arrugginito cancello con su la scritta “vietato l’accesso, attenzione al cane”. 

Così tutto ciò che mi fu possibile individuare fu una costruzione semicircolare di recente realizzazione di sicura pertinenza al “Forte difensivo” in questo luogo sconsideratamente eretto dalla nuova classe dominante dei Savoia nel 1877.

Dove erano le indelebili tracce del lontano passato?

Dove la città che fornì le prime donne che consentirono alla antiche genti stanziatesi sulle rive del Tevere di avere una discendenza? E questa è la risposta alla domanda sopra posta. Da una narrazione di Plinio il Vecchio, si ricava che molte donne Antemnaete si confusero con quelle Sabine e furono protagoniste di quello che la storia ricorda come il “Ratto delle Sabine” sancendo così “l’ancestrale legame” che ho anticipato nella narrazione. In seguito, fu il mitico re Romolo che cinse d’assedio la città e la conquistò sconfiggendo il suo re Tito Tazio. Dopo la conquista l’Antica città, con il suo territorio, fu trasformata dai coloni romani in una grande tenuta agricola. 

L’amara, ironica riflessione non risolleva il mio morale che cerco di elevare inseguendo le orme del passato gettandomi sugli scritti che, per fortuna, ancora sono accessibili e, al fine di spronarvi nella ricerca,  allevierò la vostra curiosità rimasta sospesa citando le altre quattro città che affrontarono in arme Enea : la forte Atina e le superbe Tivoli, Crustumèrio, Ardea. (Eneide libro VII verso 630)

 

Iorise agostinelli autore del libro RomAmor   www.feltrinelli.it